Card contactless: le tessere con tecnologia RFID

Le card contactless sfruttano la tecnologia RFID, che consente alla carta di essere letta senza alcun contatto con il reader. Come nelle carte contact, anche nelle contactless è presente un componente elettronico, ma in questo caso non è visibile all’esterno. Le tipiche applicazioni delle card RFID sono il controllo accessi e serrature elettroniche, i badge per la rilevazione presenze e i buoni pasto.

Come funzionano le card contactless RFID?

card contactless rfidLa tecnologia di identificazione a radiofrequenza funziona sulla base di tre componenti: un transponder o tag, composto da un chip di silicio e da un ricetrasmettitore a radiofrequenza, un’antenna e un reader che scambia informazioni con il tag, attraverso l’antenna.

Nelle card RFID l’antenna è integrata all’interno del supporto della tessera. L’antenna e il chip di silicio vengono inseriti in fase di produzione e poi legati ai due strati di materiale plastico della card, attraverso la laminazione. Grazie alla tecnologia a radiofrequenza, la card può essere letta ad una distanza maggiore e senza necessità di un orientamento specifico, con una maggiore affidabilità rispetto a quella data dalle card con barcode o banda magnetica

Nel caso di utilizzo di carte con codice a barre, infatti, la distanza tra la tessera e il lettore deve essere minima per far assumere all’etichetta il giusto orientamento rispetto al lettore, senza contare che l’etichetta su cui è riportato il codice a barre è solitamente cartacea e quindi non tollera l’azione di agenti esterni, per esempio acqua o sporco, pena la perdita dei dati; le carte a banda magnetica, invece, sono soggette a smagnetizzazione e, come le card con codice a barre, a perdita di contenuto.

RFID: origini e sviluppi della tecnologia di identificazione a radiofrequenza

Sebbene possa sembrare di recente sviluppo, la tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification) ha alle spalle oltre 80 anni di storia. Le prime applicazioni di questa tecnologia si ebbero nell’ambito militare alcuni anni prima della Seconda Guerra Mondiale, con la nascita dei primi radar, costituiti da un’antenna di trasmissione che emetteva impulsi e da un sistema di ricezione degli impulsi che venivano mostrati su un monitor. La tecnologia sfruttava gli echi radar per calcolare la posizione. Questo tipo di tecnologia, naturalmente, non era in grado di mostrare nemici e amici, ma soltanto un puntino militare, rivelandosi poco efficace sul piano militare. Il Ministero della Difesa Britannico lanciò, quindi, un nuovo progetto chiamato Identification Friend or Foe (IFF), ovvero una scatola montata sugli aerei in grado di fornire al radar anche l’ID dell’aereo, distinguendo di conseguenza il nemico. L’identificazione amico-nemico è tuttora utilizzata da aerei e navi militari in tutto il mondo. 

Nel 1971 l’inventore e imprenditore statunitense Mario Cardullo, di origini italiane, presentò al Port Authority di New York, per il George Washington Bridge, il primo prototipo di RFID posto in un’auto: la sua funzione era di automatizzare i pedaggi sul ponte, ma le dimensioni del primo tag RFID erano troppo grandi e l’autorità portuale congelò il progetto. A gennaio del 1973 fu rilasciato il primo brevetto per l’RFID chiamato Encoder (brevetto USA 3.713.148). L’autorità portuale decise di chiedere a GE di fare un prodotto e da quel brevetto Mario Cardullo non guadagnò mai nulla.

Nello stesso anno Steven Depp, Alfred Koelle e Robert Freyman realizzarono su frequenza 915 MHz una dimostrazione del primo tag RFID UHF, presso Los Alamos Scientific Laboratory, nel New Mexico. L’acronimo RFID fu coniato e brevettato da Charles Walton nel 1983 (brevetto USA 4.384.288). Da quel momento iniziò la diffusione di questa tecnologia a livello mondiale: in Europa per l’identificazione degli animali, applicazioni industriali, controllo degli accessi in autostrada, negli Stati Uniti per il trasporto di merci.

Negli anni Novanta, lo sviluppo di standard internazionali condivisi favorì la miniaturizzazione dei circuiti e, di conseguenza, una significativa diminuzione dei consumi energetici. L’alimentazione del transponder, infatti, derivava dall’onda elettromagnetica generata dal lettore che lo interrogava e ciò rendeva inutile la presenza delle batterie. Grazie ai progressi tecnologici degli ultimi vent’anni i transponder oggi hanno dimensioni ridottissime, anche di pochi millimetri, e costi molto contenuti, permettendo alla tecnologia RFID di avere una diffusione sempre maggiore, anche attraverso l’adozione delle card contactless.

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