Partitalia e le collaborazioni con i Centri di Ricerca di eccellenza

La ricerca costituisce un aspetto centrale nell’operato di Partitalia. L’azienda, infatti, investe in R&D oltre il 7% del proprio fatturato annuo, pari a circa 4.659 milioni di euro (fonte: Bilancio 2018). In particolare, nel triennio 2016-2018 l’attenzione alla Ricerca e Sviluppo ha portato ad un incremento di più del 25% del fatturato; nello stesso periodo, le persone coinvolte in R&D sono state 8, di cui una totalmente impegnata su progetti di innovazione, focalizzati sulla produzione – ottimizzata con robot e sistemi di controllo remoto – e sull’evoluzione di prodotto – attraverso l’introduzione di nuove tecnologie indossabili per la raccolta di dati con tecnologia RFID (Radio-Frequency IDentification).

Le collaborazioni con i Centri di Ricerca

A partire dal 2017, Partitalia ha selezionato per l’attività di R&D tre Atenei di rilievo internazionale:

– La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, università pubblica a statuto speciale che opera nel campo delle scienze applicate e che da anni compie ricerche nella robotica mobile: sin dal 1991 al suo interno è attivo il Laboratorio di Robotica Percettiva (PERCRO), che sviluppa tecnologie di interazione avanzata per rendere più efficace la comunicazione tra gli esseri umani e l’ambiente reattivo. L’attività include lo sviluppo di sistemi di automazione intelligenti e di sistemi di visualizzazione immersivi, lo studio e la progettazione di nuove interfacce collaborative uomo-robot; l’usabilità di tali risorse è valutata in diversi ambiti di applicazione, dalla medicina alla manutenzione, dal training industriale all’energia, fino alla formazione e alla comunicazione culturale. L’azienda sta lavorando con la Scuola Sant’Anna per acquisire competenze sulla robotica e sul suo utilizzo nella logistica, mediante la combinazione di tale disciplina con diverse tecnologie nel settore della sensoristica.

– L’Università di Pisa, nello specifico il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DII), che rappresenta un riferimento a livello internazionale per molte delle tecnologie ICT – elettronica, informatica, telecomunicazioni, biomedica, elettromagnetismo applicato, sistemi wireless, elettronica digitale, networking, sistemi embedded, sistemi di intelligenza artificiale. La collaborazione si svolge principalmente all’interno del Crosslab “Industrial Internet of Things” del DII, in cui è attivo un gruppo di ricerca che si occupa di progettazione di sistemi RFID e antenne, di sviluppo e implementazione di sistemi di radiolocalizzazione avanzati, di elettronica indossabile.

– Il Politecnico di Milano. La sinergia con Partitalia ha avuto inizio a marzo 2018, con un progetto di ricerca sull’indossabilità dei lettori RFID, tuttora in corso. La partnership strategica con il Politecnico di Milano, che ha grande esperienza tecnologica e metodologica nel settore degli smart textiles, integra e completa le competenze di Partitalia nell’ambito tecnologico.

Partitalia partner di Startup Grind Pisa&Lucca

Il 5 giugno focus sul Venture Capital a sostegno dell’innovazione

Da dicembre 2018, Partitalia ha rivolto l’attenzione alla Toscana – dove sono già attive le collaborazioni con la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Pisa –, entrando a far parte del network di Startup Grind, la community indipendente di innovatori in partnership con Google for Startups, presente in più di 400 città e in 125 Paesi nel mondo.

Luca Del Col Balletto, CEO e fondatore di Partitalia, ricopre assieme a Salvatore Rosania il ruolo di co-direttore del chapter per l’area di Pisa e Lucca, particolarmente fertile sotto il profilo della ricerca, grazie alla presenza dei Poli Tecnologici – il Polo di Navacchio e quello Lucchese –, dove numerose imprese e startup lavorano sui temi dell’innovazione e della ricerca applicata, e di diversi Centri di Ricerca.

L’obiettivo di Startup Grind Pisa&Lucca è far crescere il valore del territorio attraverso la community e il networking in ottica di Open Innovation, attraendo capitali e l’attenzione internazionale su una delle aree più fervide in Italia per la qualità e la quantità dei talenti presenti, per il numero di brevetti, per la ricerca scientifica prodotta. E in questa direzione è andato l’evento “Il Venture Capital a sostegno dell’innovazione italiana. Come pensare ed agire Fuori dal gregge”, organizzato da Startup Grind Pisa&Lucca in collaborazione con AMAC (Associazione Master Auditing e Controllo), Master in Auditing e Controllo Università di Pisa e 9dot, azienda italiana specializzata nella progettazione e produzione di soluzioni legate all’implementazione di nuovi sistemi di energia.

L’iniziativa, che si è tenuta il 5 giugno nel Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, ha visto la partecipazione di Massimiliano Magrini, Co-fondatore e Managing Partner di United Ventures (Milano), tra i principali fondi italiani di Venture Capital.

«Consentire a una società di mettere a frutto tutto il proprio potenziale – di conoscenza, di merito e di talento – e trasformarlo in crescita economica e sociale, valorizzando lo spirito imprenditoriale, costituisce la condizione di ogni vera e compiuta democrazia, ogni società che deliberatamente sceglie di non andare avanti in questo sforzo è destinata a regredire»,

scrive Massimiliano Magrini nel suo libro Fuori dal gregge. Il pensiero divergente che crea innovazione (Egea), pubblicato di recente, i cui temi sono stati al centro del dibattito del 5 giugno. Tra gli argomenti affrontati l’importanza degli ecosistemi, territori caratterizzati dalla densità, ovvero dalla coesistenza di

«grandi aziende, capacità manageriali, capitale di rischio, università», nei quali è presente quel «tipo di apertura nell’attrarre cittadine che vengono fuori da quel luogo»,

ha detto Magrini nel corso dell’evento.

La collaborazione tra ricerca e impresa, quindi, rappresenta un fattore determinante per la crescita. È fondamentale, ancora, che i bilanci nazionali abbiano come voci prioritarie la formazione del capitale umano, la costruzione di nuove competenze, l’R&D.

«I modelli che sono stati capaci di creare un ecosistema sostenibile rispetto all’innovazione – sostenibile vuol dire che diventa un mercato – sono partiti da un rapporto ibrido pubblico-privato».

Tra gli esempi più chiari c’è Israele,

«uno Stato piccolo, con un bisogno reale di difesa, investimenti massicci in ricerca e sviluppo, dove sono state costruite le tecnologie abilitanti e le persone capaci di utilizzarle, dando origine a una serie di spin-off».

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