RFID: come ha cambiato il nostro modo di vivere

Intervista a Paolo Nepa, Università di Pisa – Seconda parte

Paolo Nepa, Docente presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, spiega in che modo l’RFID ha cambiato il nostro modo di vivere e quali saranno le future evoluzioni di questa tecnologia.

In che modo l’RFID ha cambiato il nostro modo di vivere?

Ci sono delle applicazioni RFID che ormai l’utente utilizza senza neanche accorgersene. Penso alle tessere di riconoscimento senza la pista magnetica, proprio perché la pista magnetica è stata sostituita da un’etichetta che si trova all’interno della tessera – tessere che vengono utilizzate per la gestione ingresso e uscita nelle aziende, oppure tessere dell’abbonamento degli autobus o dei treni. Oppure ai sistemi di anticontraffazione per i medicinali, o ancora ai piccoli chip RFID nascosti nelle etichette dei vestiti sempre per scopi di anticontraffazione o per l’antitaccheggio. Un’altra possibile applicazione potrebbe essere la gestione self service delle biblioteche, una biblioteca completamente automatizzata in cui l’utente viene riconosciuto tramite la sua tessera RFID, nelle operazioni di prelievo e riconsegna libri, e nella quale anche questa viene gestita attraverso l’etichetta RFID. Ci sono poi altre applicazioni che non riguardano direttamente l’utente finale, il cittadino, ma sono più a livello di produttori e di distributori. Penso ad un inventario automatizzato, oppure alla tracciabilità di prodotti, dal momento in cui il prodotto viene effettivamente realizzato a quando va a finire nel negozio e viene acquistato dall’utente finale. In questi casi il cittadino ha comunque un vantaggio dalla tecnologia RFID, perché avrà a disposizione sistemi più efficienti e probabilmente potrà usufruire anche di una riduzione dei costi.

Quali saranno le evoluzioni di questa tecnologia?

Personalmente penso che la tecnologia RFID, come viene utilizzata attualmente nella logistica, nella tracciabilità dei prodotti, sia sufficientemente matura. Nel futuro, e parlo di futuro prossimo, l’obiettivo è quello di realizzare etichette sempre più intelligenti, multifunzionali, per realizzare un vero e proprio nodo dell’internet delle cose. Come è possibile fare questo? Ad esempio implementando delle funzioni di sensing di parametri fisici all’interno dell’etichetta. Io vorrei che l’etichetta potesse anche misurare delle variazioni di accelerazione, di temperatura, di umidità del prodotto a cui viene attaccata. Oppure mi piacerebbe poter fare sensing della posizione, ovvero sapere non solo che nel magazzino ho un oggetto, ma sapere anche dove si trova. Infine penso sia importante introdurre anche un minimo di capacità di processing dei dati all’interno di questa etichetta, aggiungendo dei micro-controllori a bassissimo consumo di energia ed eventualmente aggiungendo anche dei sistemi di wireless power transfer o energy harvesting, con l’obiettivo di raccogliere energia nell’ambiente circostante in modo tale da consentire all’etichetta di autoalimentarsi. Questo è importante soprattutto per evitare l’utilizzo di batterie che andrebbero ad aumentare il costo dell’etichetta e aumentare le dimensioni dell’etichetta.

Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista

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